Asti in Concerto
  

Sabato 24 marzo 2018, ore 21,15
Palazzo Ottolenghi

QUINTETTO PIANOFORTE E ARCHI
Artisti dell'Orchestra del Teatro Regio di Torino

QUINTETTO PIANOFORTE E ARCHI Artisti dell'Orchestra del Teatro Regio di Torino

Fation HOXHOLLI, violino
Enrico CARRARO, viola
Amedeo CICCHESE, violoncello
Davide GHIO, contrabbasso
Luca BRANCALEON, pianoforte

“La Trota”

Johann Nepomuk Hummel (1778-1837)
Gran Quintetto in mi bemolle minore op. 87
Allegro risoluto assai
Minuetto. Allegro con fuoco
Largo
Finale. Allegro agitato

Franz Schubert (1797-1828)
Quintetto in la maggiore (La trota) op. 114, D 667
Allegro vivace
Andante
Scherzo. Presto
Tema. Andantino. Allegretto
Finale. Allegro giusto

Quintetto pianoforte e archi In un limpido ruscelletto una trota capricciosa guizza incurante della lenza di un pescatore. Stanco di aspettare, il pescatore agita le acque con l’inganno e la trota, che si dibatte invano, abbocca. Nel componimento del modesto poeta romantico Christian Schubart, musicato da Franz Schubert nell’omonimo Lied Die Forelle (La trota) D 550 nel 1816-17, la storiella della trota si conclude con una morale spicciola: le fanciulle stiano alla larga dai seduttori o anche loro finiranno prese all’amo. Schubert la tralasciò: con le prime tre strofe l’aneddoto era già una chiara metafora della perfidia umana. E piace pensare che abbia voluto persino immedesimarsi con quella trota, lui impareggiabile miniaturista della melodia richiestissimo dal pubblico eletto delle schubertiadi. Come le acque tranquille di quel ruscelletto, la Hausmusik rappresentava la cornice quasi esclusiva del suo genio e l’enorme successo del Lied, giunto alla terza edizione nel 1828, non fece che accrescere il consenso che l’amico Michael Vogl (ex baritono dell’Hofoper di Vienna) era riuscito a creare attorno ai suoi Lieder. Fu proprio durante il viaggio dell’estate 1819 in Alta Austria, a Steyr, paese natale di Vogl, che Schubert ebbe modo di rimettere mano a quel Lied: per sdebitarsi dell’ospitalità, compose su commissione del ricco mecenate locale (e violoncellista dilettante) Silvester Paumgartner il Quintetto in la maggiore D 667, pubblicato postumo dall’editore Czerny nel 1829. Schubert, su consiglio di Paumgartner, non usò il solito quartetto d’archi in unione col pianoforte, ma introdusse il contrabbasso eliminando il secondo violino: ne nacque una delle pagine più vivaci del suo repertorio cameristico, umoristica nella docile schiettezza immaginativa e tutta raccolta nell’intimità del far musica insieme per puro divertimento. Lo rivelano l’Allegro iniziale, che accoglie gli arpeggi cristallini del pianoforte, sostenuti dal fraseggio degli archi, e gli interventi concertanti di violino e violoncello; l’Andante appena increspato di malinconia nel ritmo puntato, nel trascolorare continuo da maggiore a minore; il nervoso e brevissimo Scherzo, che prelude alle successive cinque variazioni sul Lied, esposte dai soli archi; infine l’Allegro conclusivo, colorato di influenze da danza magiara. Del resto, esempi di un simile organico non erano rari nella musica del tempo: nel 1802 Johann Nepomuk Hummel – ex enfant prodige del pianoforte, allievo di Mozart, amico e compagno di studi di Beethoven – aveva composto il Gran Quintetto in mi bemolle minore op. 87, ritenuto diretto antecedente del D 667. Ma il brano di Hummel fu pubblicato solo nel 1821, due anni dopo l’incontro di Steyr: circostanza che esclude, a meno di una circolazione clandestina di copie manoscritte, una ripresa cosciente da parte di Schubert; mentre più plausibile resta la conoscenza di un’edizione ridotta per medesimo organico del Settimino op. 74 (1816) di Hummel. Più breve rispetto al pezzo di Schubert, il Gran Quintetto ne anticipa il carattere melodico (con una vena più italiana) contraddicendo lo stile intenso e tematicamente conciso di Beethoven. L’evidente predominanza della scrittura pianistica sugli archi, specie nella fioritura cadenzata del tempo lento, non pregiudica tuttavia l’effetto finale risultando, nel trattamento dello stesso materiale, effervescente e spensierato almeno quanto il Quintetto schubertiano.  

In collaborazione con

Piemonte dal vivo